Moda, il maltempo blocca le vendite

24/05/2019

Il grido di allarme di Federmoda Confcommercio in Toscana. Il prossimo 3 giugno il consiglio direttivo nazionale dell’associazione di categoria si riunirà per decidersi sul da farsi. Al vaglio alcune soluzioni praticabili per tutelare le imprese: "dal posticipo dei saldi alla richiesta di una dilazione dei pagamenti ai fornitori, ecco alcune strategie per uscire dalla crisi e salvare l’occupazione", anticipa la presidente regionale di Federmoda Federica Grassini. Al di là della contingenza, legata alla primavera freddissima di questo 2019, il dibattito sui saldi va avanti da anni fra gli addetti ai lavori.

“Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena”, scriveva Petrarca. Ma l’appuntamento con la primavera quest’anno continua ad essere rimandato, con ripercussioni negative non solo sull’umore della gente, ma anche sull’economia. Lo confermano gli esercenti toscani della moda, che in queste settimane stanno assistendo ad un anomalo blocco dei consumi.

“Il maltempo ha contratto in maniera drammatica le vendite della stagione primavera-estate, con punte fino al 30% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, dice la presidente di Federmoda-Confcommercio Toscana Federica Grassini, “di sicuro i consumi riprenderanno con l’inizio della bella stagione, che però ancora non si vede. Il rischio è che arrivi ormai troppo a ridosso dell’avvio dei saldi di fine stagione, fissati al primo sabato di luglio. Siamo a fine maggio e c’è ancora un clima invernale, quando arriverà l’estate sarà troppo tardi per recuperare le vendite perdute in questi mesi. La redditività delle nostre imprese è seriamente compromessa, affrontare gli sconti dei saldi potrebbe essere un gioco al massacro…”.

Federmoda Confcommercio sta monitorando attentamente la questione, attraverso un confronto diretto con i negozianti dei vari territori. “La nostra federazione nazionale ha avviato un sondaggio per capire gli umori degli imprenditori e dai primi dati emerge largamente la richiesta di una posticipazione dei saldi sia invernali che estivi”, spiega la presidente toscana, “è una richiesta legittima, ma che purtroppo cozza con molte difficoltà di ordine politico e pratico. Politico perché le date di avvio dei saldi sono stabilite con una legge regionale e non è facile né rapido cambiare quanto stabilito. Pratico perché, anche qualora la Regione Toscana accogliesse la richiesta, dovrebbero farlo anche tutte le Regioni limitrofe altrimenti si innescherebbe il classico “pendolarismo da saldi”, con i consumatori pronti a spostarsi oltre confine. Così per i commercianti toscani della moda al danno si aggiungerebbe la beffa. E non dimentichiamoci che una parte delle vendite si muove online, in un mercato virtuale dove non esistono confini né geografici né temporali”.

Il prossimo 3 giugno il consiglio direttivo nazionale di Federmoda Confcommercio si riunirà per decidersi sul da farsi: “ci stiamo muovendo anche sul fronte della produzione” , anticipa Federica Grassini, “per esempio chiederemo ai fornitori una dilazione sui pagamenti dei capi della stagione primavera-estate. Dobbiamo trovare tutti i mezzi per salvare i conti delle nostre aziende, se vogliamo mantenere l’occupazione. Non solo: se vogliamo salvare una parte importante dei negozi di vicinato che animano le nostre città”.  

Al di là della contingenza, legata alla primavera freddissima di questo 2019, il dibattito sui saldi va avanti da anni fra gli addetti ai lavori. “Quasi nessuno è contento di come stanno ora le cose, anche se da qualche anno possiamo almeno contare sull’allineamento del calendario a livello pressoché nazionale”, ricorda Federica Grassini, “prima, quando ogni Regione decideva da sola le date di avvio dei saldi, la concorrenza tra aree limitrofe era accesissima. Adesso perlomeno questo fenomeno non c’è più. Ma resta il fatto che le vendite di fine stagione sono troppo ravvicinate con l’inizio effettivo della stagione. Un esempio: l’inverno inizia il 21 dicembre e già dopo Natale nei negozi ci sono i saldi!”

A rendere difficile la vita dei dettaglianti della moda c’è anche il doppio piano su cui si sviluppa la normativa di settore: “i saldi sono decisi a livello regionale, mentre le regole sulle vendite promozionali sono normate prevalentemente a livello nazionale e dopo la liberalizzazione hanno un unico vincolo: non possono essere effettuate nei trenta giorni prima dell’inizio dei saldi. Se noi ottenessimo un posticipo di questa data, per esempio spostando i saldi estivi dal primo sabato di luglio al primo sabato di agosto, finiremmo per aprire le porte alle vendite promozionali a giugno. Insomma, cambieremmo solo il nome allo stesso fenomeno e sarebbe una lotta al massacro per le nostre imprese, alle quali non conviene giocare al ribasso puntando solo sulla politica del prezzo. Anzi. Nel commercio non può essere sempre e solo una questione di prezzo. Di fronte ad un prodotto da acquistare i consumatori dovrebbero imparare a chiedere, e a chiedersi, che valore ha e non solo quanto costa. Questa sarebbe una vera rivoluzione per il mercato, che finalmente premierebbe la qualità, tutelando le spese delle famiglie”.